Il “pensiero cristiano” del mese (febbraio 2026)

Ritornate a me con tutto il cuore (Gl 2,12)

Il mese di febbraio porta con sé l’idea di purificazione e di rinnovamento: inizia la Quaresima, il tempo santo della nostra rinascita, della nostra conversione. È proprio questo il tema fondamentale: la conversione, cioè cambiare il cuore per ritrovare la strada per andare incontro al Signore. In latino il termine conversione richiama al cambiare direzione, al volgere le spalle al male per andare incontro al bene, alla luce. Dà l’idea di qualcosa di cui tu sei responsabile: devi voler cambiare, devi deciderti per una novità.  In ebraico, però, conversione ha un altro significato, non diverso, ma più profondo e arioso. Ce ne dà esempio il profeta Gioele, che abbiamo incontrato in apertura della liturgia del Mercoledì delle Ceneri; egli ci indica che la conversione ha a che fare con il ritornare dal Signore. Non si tratta tanto di cambiare atteggiamento – quasi che sia tutto un impegno nostro – quanto di riprendere il cammino verso una Presenza, verso una Relazione che ci desidera. Si tratta di camminare, di ascoltare e di impegnarsi quotidianamente nella carità per ritrovare il volto di Cristo. Le opere di astinenza hanno questo fine: non ci devono spingere alla ricerca della perfezione, ma al desiderio di andare incontro a Dio che spesso lasciamo lontano (o fuori) dai nostri interessi, dalle nostre aspirazioni (familiari, politiche, lavorative, scolastiche). Quando ci si mette in cammino per ritornare «con tutto il cuore dal Signore», ci si accorge poi, con immensa sorpresa, che è Lui, il Signore, a venire verso di noi, a correre verso di te peccatore che «stai mettendoti in cammino per ritornare a casa», come insegna Luca nella parabola del Padre misericordioso (Lc 15).

Il mese di febbraio rappresenta il desiderio dell’uomo di andare verso Dio, ma anche lo stupore nell’incontrare un Dio che vuole venire verso l’uomo. Il pensiero di questo mese è camminare verso Cristo sapendo che è Lui in cerca di me: cosa provo davanti a questo “pensiero”? Cosa voglio “godere” nello sguardo amorevole di Gesù, mio salvatore? Sono disposto/a a mettermi in cammino per tornare a casa o sto meglio per i campi, dove mi occupo di me e dei miei affari?

Chiediamo che le opere di mortificazione, di penitenza e soprattutto di carità siano un reale ritorno al Signore e non l’atto meschino nostra autoglorificazione, che sarebbe sempre misera, ridicola e particolarmente infelice. Torniamo, sapendo che Lui ci sta già venendo incontro. E questo è già preludio di Pasqua!